La proposta tecnologica, sulla quale sarà basato il prossimo laboratorio di auto-costruzione “Sotto Casa”, rilancia il tema della tensione che si genera all’interno di un sistema integrato, o meglio auto-organizzato. I modellini in scala, necessari a istruire e coordinare i partecipanti, partono dalla precedenti esperienze in materia di cavi tesi, che si trasmettono gli sforzi l’uno con l’altro. Tema al quale sono stati dedicati in precedenza altri post su questo stesso blog:
23 mar 2014
22 mar 2014
Specchio, specchio delle mie brame ...
In tanti a domandarsi quali sono l’architetto e l’architettura più belli del reame. Poi vai a Londra e fai una foto. La riguardi dopo un po’ di tempo e non capisci se l’immagine riguarda la costruzione di Foster o le case ottocentesche che si specchiano nelle finestre romboidali e triangolari. In parte sembra che Foster si adorni o si appropri dello scenario circostante, in parte l’immagine riflessa annulla la tridimensionalità retrostante lo specchio. Forse una terza cosa. Come nel mito di Narciso, la magia dello specchio annulla identità, materia o dimensioni degli elementi coinvolti. Anche la superficie dell’acqua o del vetro che riflette diventa effimera e impalpabile. Resta solo l’immagine.
Così la superficie che riflette può diventare a sua volta riflessa, e la forma unitaria del soggetto può frantumarsi e decomporsi in un gioco di rimandi infiniti. Anche la suggestione dell’architettura che esplode (come in Zabriskie Point di Antonioni) entra nel gioco. Basta poca fantasia (e un algoritmo dinamico) perché l’architettura di Foster progressivamente si apra, si divida in pezzi che si ricompongono secondo i dettami delle avanguardie pittoriche del novecento. Dalla decomposizione alla frantumazione e all’esplosione. Poi nuovi inserti, nuove combinazioni. La dinamica si inverte e l’immagine riflessa torna a cercare la sua identità e integrità. Dal disordine emerge la piramide di Chefren in omaggio al principio che nella memoria le immagini si mescolano, restano distinte ma diventano intercambiabili.
18 mar 2014
Roma: una città ferita dal traffico e violentata dai cantieri
Quattro domande retoriche e un quesito aperto:
1. Come è possibile che un luogo tra i più belli e importanti del mondo (in termini culturali, ovvero storici, archeologici, artistici, paesaggistici, urbanistici, eccetera) sia trattato con tanto disprezzo e incompetenza? Quale cultura urbana suggerisce che le cose si accavallino, sovrappongano e confliggano tra loro senza un minimo di progetto, coordinamento e organizzazione non solo della persistenza ma anche (e soprattutto) della temporaneità (che a Roma dura da sempre)?
2. Se limitare il traffico con le isole pedonali resta al di sopra della capacità dell’Amministrazione, perché non si vietano i motori a scoppio e si impone l’uso dei motori elettrici? Ci vuole troppa fantasia o autorevolezza per imporre prima a Atac/Trambus e taxi, poi alle Asl e forze dell’ordine, infine ai mezzi privati per il trasporto di persone e merci, che nel centro storico possono entrare solo motori silenziosi non inquinanti?
3. Perché le file ordinate e allegre dei turisti in attesa di entrare al Louvre, al Museo Picasso o alla Tate Gallery fanno allegria e accoglienza, mentre le biglietterie del Foro (ma anche quelle dei Musei Vaticani, anche se in minore misura) sono un ammasso di gente sudata, impolverata e rumorosa? Cosa succederebbe se i flussi turistici raddoppiassero come suggeriscono molte analisi sull’attrattività potenziale di Roma?
4. Pur amando la contaminazione tra kitsch e folclore, tra aulico e spontaneo, cosa succede quando quattro poveracci vestiti da centurioni cinematografici vanno insieme agli ambulanti abusivi extracomunitari, mentre il parcheggio delle carrozze col cavallo sta vicino al nuovi risciò e al chiosco motorizzato e superistoriato (ovviamente parcheggiato sul marciapiede)? Quale identità emerge da questa accozzaglia anarchica di diritti, aspettative, competizioni, prepotenze e illegalità diffusa?
5. Cosa significa oggi amare una città, difenderla dai suoi nemici conciliando passato e futuro, persistente e temporaneo?
10 mar 2014
Laboratorio di autocostruzione e autorecupero SOTTOCASA
Costruzione di una
tensostruttura e intervento di
riqualificazione di un‘ area verde a Roma .
Il workshop Scarica la scheda d' iscrizione
L’ associazione Nessun dorma ed il gruppo EqualogicaLab
promuovono un Workshop di autocostruzione
per la realizzazione di una struttura tesa e degli arredi per il parco
di Via G. Combi – Via V. Pozzo , zona Roma 70.
Il laboratorio è diretto a studenti e laureati in
architettura e ingegneria civile, a simpatizzanti e appassionati di nuove
tecnologie leggere ed ecologiche. Propone un nuovo modo di costruire da un
punto di vista non solo tecnologico, ma anche sociale, territoriale e
culturale.
Obiettivo del workshop è di innescare un processo di
collaborazione tra gli abitanti del quartiere e i progettisti che porti alla
realizzazione e gestione del giardino. In questo quadro l’ associazione Nessun
dorma sarà il riferimento territoriale, individuando le esigenze degli
abitanti; Equalogical lab si occuperà della progettazione e realizzazione delle
strutture, mettendo a disposizione del gruppo le proprio conoscenze sull’ l’architettura a basso impatto.
Il
workshop coinvolgerà i partecipanti nella progettazione e costruzione delle
strutture. La nostra attenzione è rivolta a creare degli elementi capaci di
mettere in relazione le persone con il luogo per mezzo della sua stessa
costruzione, scoprendo le caratteristiche e
potenzialità dei materiali, e
sviluppando modelli tecnologici attraverso la sperimentazione.
Le
attività pratiche del laboratorio saranno affiancate da una serie di seminari
teorici di approfondimento sullo tematiche affrontate.
Strutture Tese
Le tensostrutture sono un
sistema costruttivo che si ispira alle ragnatele e per loro natura offrono il
vantaggio di adattarsi all’ambiente circostante.
Come i ragni costruiscono le
loro “case”, così l’uomo può generare spazi capaci di integrarsi e dialogare
con l’ambiente circostante per proteggersi dal sole o dalla pioggia. Le configurazioni
morfologiche delle tensostrutture sono molteplici così come i materiali
utilizzabili. Tessendo nello spazio una trama di cavi e puntali possiamo
realizzare coperture con differenti tipi di tele o generare superfici rigate,
per mezzo di elementi rigidi ripetuti.
L’organizzazione del laboratorio
Il
workshop è aperto ad un massimo di 20 partecipanti. Il laboratorio
prevede due incontri preliminari e un intervento sul campo della durata di due
giorni. Gli incontri preliminari serviranno a
introdurre i temi dell’ autocostruzione,
guidando i partecipanti nella scoperta dell’ architettura temporanea a
basso impatto ambientale, delle strutture leggere e dell’ uso di materiali
ecocompatibili e di riuso. I seminari saranno a carattere teorico con
applicazioni pratiche volte alla preparazione dei materiali per la costruzione.
I due giorni sul campo saranno dedicati alla costruzione e all’ allestimento
del giardino.
Programma
Le giornate di studio e costruzione saranno così
organizzate:
Incontri preliminari 29 marzo e 5 aprile 2014
·
Giorno
1 sabato :
h 15.00
Il territorio e le esigenze della comunità
- Benvenuto e presentazione del laboratorio
- Incontro con l’ associazione Nessun dorma e sopraluogo .
h 17.00 - Finding Form,
Biomimesi, Leggerezza
- Seminario introduttivo sulle strutture leggere, caratteristiche del materiale e sui sistemi costruttivi.
(studio della forma,
geometria e configurazioni, sistemi costruttivo, realizzazione di piccoli
modelli)
- Realizzazione di un modello in scala
·
Giorno
2 sabato :
h 15.00 - La scelta del materiale; la modellazione dello spazio
- Seminario su i materiali di riuso: caratteristiche funzionali, economiche ed ecologiche.
- Realizzazione degli arredi per il parco
Intervento sul campo 12 e 13 aprile 2014
·
Giorno
1:
Mattina-
La costruzione a piccoli passi.
- Predisposizione dell’ area
- Assemblaggio dei materiali.
Pomeriggio-
Autocostruzione della struttura.
- Assemblaggio, Pretensione, Verifiche
·
Giorno
2 domenica :
Mattina-
Costruire lo spazio
- Rivestimento della struttura
- Allestimento degli arredi
Pomeriggio-
Autocostruzione della struttura.
- Conclusione dei lavori
- Evento finale
Costi
e iscrizioni
Per la partecipazione al corso invitiamo a
sottoscrivere una cifra simbolica di 30 euro.
E' necessario prenotarsi entro il 27 marzo .
Scarica la scheda d' iscrizione
Informazioni
Per
avere ulteriori informazioni e per le iscrizioni :
www.aps-nessundorma.org
Arch. Elisabetta Gaglio
cell: 3476334379
e-mail: equalogical.lab@gmail.com
cell: 3476334379
e-mail: equalogical.lab@gmail.com
6 mar 2014
Ornamenti, contaminazioni e razionalità
Dagli anni ’70 i teorici del postmoderno hanno sdoganato un approccio ludico e narcisista all’architettura (ovviamente condito con una sufficiente dose di auto-referenzialità). Il garante della post-modernità resta l’architetto chiamato a certificare i riferimenti pop, classici, ambientalisti o digitali.
E quando mancano tanto l’architetto quanto un progetto consapevole? Resta solo la tradizione e la sudditanza culturale oppure appaiono come d’incanto segni, espressioni, forme, soggetti?
Prendiamo, ad esempio, quattro immagini (procedendo in senso orario dall’alto a sinistra):
- il dipinto invitante nell’albergo ristorante al bordo di uno slum a Nairobi (Kenya),
- la nave sulla facciata in un villaggio rurale nei pressi della Valle dei Re a Luxor (Egitto),
- il ritratto di Maradona nel quartiere della Boca a Buenos Aires (Argentina),
- le scritte sul ponte bombardato a Mostar (Bosnia Erzegovina).
Difficile negare che a partire da luoghi e motivazioni così disparate resti riconoscibile l’intimo bisogno che accomuna il sottoproletario argentino e il contadino egiziano, il piccolo imprenditore keniota e il punk bosniaco. Tutti vogliono, o forse devono, riappropriarsi del proprio ambiente. Lo spazio circostante e gli oggetti persistenti debbono tornare a raccontare la storia e i sentimenti di chi li abita. Qualunque mediazione “progettuale” ostacola o inibisce queste modalità di espressione.
Oltre al punto di partenza anche il punto di arrivo della quattro realtà citate presenta per lo meno due elementi comuni. Innanzi tutto gli strumenti utilizzati sono gli stessi: il colore e il racconto. Rivestimenti policromi sono utilizzati anche nelle architetture pre e post moderne. Ma in Gaudi o Venturi le decorazioni sono figlie del genio creativo e poste al servizio dell’architettura. La barca che evoca il mare in pieno deserto racconta un sogno, un desiderio del tutto indipendente (e forse antagonista) dalla casa sulla quale è dipinta. Anche gli avventori del ristorante evocano un confort poco assimilabile a una costruzione precaria.
Infine l’altro fattore, che rende le decorazioni non una manifestazione accessoria ma un dato di primaria importanza, riguarda le contaminazioni. Il dipinto e il collage possono assimilare linguaggi e suggerimenti estranei senza per questo mettere in discussione l’identità culturale dei singoli e delle collettività. La cosiddetta arte di strada nelle periferie più remote come nei centri metropolitani mescola senza pudore tutti i possibili linguaggi figurativi.
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