13 apr 2013

Le risposte della città: la bellezza di Berlino.

(parte 1 di 3)

La domanda è semplice, anzi sciocca. La risposta troppo complessa e articolata per esaurirla in un solo post!
Berlino, è bella???


Dopo un lungo anno e un lunghissimo inverno passato a osservare, cercare, studiare e gironzolare per la città, posso rispondere. 
Sì, Berlino è una gran bella città! Ma la sua bellezza non va cercata solo nei monumenti, nelle architetture, nei musei: Berlino non è bella solo per quello che mostra di sé, Berlino è bella anche (e soprattutto?) per le risposte che da’! 
A Berlino ogni cosa si moltiplica nei suoi dettagli, nei suoi collegamenti con l’arte, la storia, l’architettura, la gente… Da qualunque punto si parte, il discorso si può allargare e sviluppare in ogni direzione, fino a perdersi.
Berlino è una città da scoprire sotto il suo groviglio di desideri, memorie, scambi e limiti.


I desideri. 

Molto spesso dietro un edificio più o meno comune, più o meno bello si nasconde un desiderio. Può essere un desiderio rivoluzionario: i Plattenbau sperimentati a partire dagli anni ’20 da Martin Wagner, ripetuti in maniera martellante dalla DDR, visibili anche nella più “democratica” Berlino ovest; oppure un desiderio di cambiamento culturale: dai Baugruppen o Baugemeinschaft, al Netzwerkagentur Generationen Wohnen; o semplicemente un desiderio di arricchimento: la speculazione edilizia e gli edifici di lusso che stanno cambiando l’aspetto della città, irreversibilmente (o forse no, dopotutto questa città ha dimostrato più volte che niente è irreversibile!).

Plattenbau, cioè a dire: edifici costruiti con pannelli prefabbricati. 


In giro per Berlino se ne incontrano spesso, la tecnica è stata utilizzata soprattutto per l’edilizia residenziale pubblica, dalla DDR come anche nella Berlino ovest. Io sono rimasta affascinata da quelli che si vedono nel quartiere di Mitte, tra la Weinmeisterstr e la Alte Schonhauserstr, e dagli edifici residenziali di 'Ernst Thälmann Park (Prenzlauer Berg).




Due esempi che sembrano essere rimasti solo per ricordare in maniera suggestiva e discreta i simboli di un passato e di una ideologia completamente cancellata.
Non posso dire che siano belli, ma a me piacciono. 
Mi piace leggere quello che descrivono: il loro desiderio di voler essere abitazioni dignitose per persone con redditi bassi; le loro contraddizioni funzionali, estetiche, tecnologiche e progettuali; mi piace soffermarmi sulla loro ambizione: risolvere con una idea progettuale illuminista i problemi sociali. 
A me piace guardare quelle facciate (di)segnate dai riquadri regolari dei pannelli: ogni riquadro indica precisamente le parti dell’edificio, ogni parte può essere esaminata separatamente dal resto, perché ogni parte è il risultato di un processo produttivo preciso.
Ed è quel processo quello che io leggo, senza darne un giudizio (quello lo ha già dato la storia). 


E se una volta, ad interrogarsi sui problemi dell’abitare era lo Stato, all’indomani della caduta del muro, sono i cittadini privati che si sono auto organizzati per vivere meglio.
Da un punto di vista tipologico le abitazioni che vengono costruite, sotto la giuda dei Baugruppen o Baugemeinschaft , non sono molto differenti dai Plattenbau: hanno lo stesso approccio tecnicista, ma la differenza sta, oltre che nel metodo progettuale, nelle soluzioni che vengono ricercate, sia in termini di impatto ambientale che di abitabilità.
Dal mio punto di vista sono un po’ più che cooperative edilizie, perché molto spesso a tenere insieme queste persone è qualcosa di più che la semplice esigenza dell’abitare: è condividere il desiderio di un nuovo modo di vivere.
All’inizio erano solo Baugruppen poi, pian piano, si sono strutturati e trasformati, e nel 2008 è stato commissionato dal Dipartimento del Senato per lo Sviluppo Urbano, il Netzwerkagentur Generationen Wohnen . E’ un’agenzia che si occupa del “Wohnens in der Gemeinschaft und im Generationenverbund”, cioè dell’ abitare in comunità e in società intergenerazionali. L’agenzia guida i Baugruppen o le persone singole che hanno un progetto, si offre come mediatore per il settore immobiliare, tra le cooperative edilizie e i proprietari immobiliari, offre un database per l’affitto o l’acquisto di edifici e di terreni liberi edificabili. L’agenzia organizza dei gruppi di lavoro, dei tavoli di discussione dove parlare della nascita di quartieri sociali, delle esigenze generazionali e delle barriere architettoniche per anziani e per bambini, del ruolo del progettista nella società che cambia, degli aspetti di finanziamento dei Baugruppen. Tutto per un nuovo modo di (con)vivere.


Più di una volta mi sono fermata ad ammirare i balconi ed i disegni che colorano un edificio che si trova sulla Kreutzigerstr, nel quartiere di Friedrichshain: impossibile non notarlo. Molto più facile è ignorare completamente l’edificio, certamente più anonimo, che gli sta accanto, nato dal lavoro del BaugruppeK20-Zwillingshaus. “Piuttosto che lasciare decidere a qualcun altro il disegno dello spazio della casa e al caso, la scelta dei vicini con i quali dover vivere e crescere”, un gruppo di persone ha iniziato a lavorare insieme per costruire un edificio di alta qualità, a basso costo ambientale e consumo energetico, con luoghi per il vivere comune: un giardino, una sala club nel seminterrato e una terrazza. Le date delle tappe principali del progetto hanno del rivoluzionario, soprattutto se rapportati a qualunque tempistica italiana. Estate 2006: formazione del gruppo; Primavera 2007: acquisto intercomunitario del terreno; metà del 2007: inizio dei lavori; metà del 2008: completamento!


Storia simile è quella del Beginenwerk "Müggelhof". Qui, mi capita di passarci quasi ogni giorno davanti (l’edificio è tra la casa dove vivo e la scuola dove cerco di imparare questa impossibile lingua tedesca), e devo dire che si fa notare giusto per il disegno in piastrelle verdi che circondano l’ingresso. Per scoprire una certa qualità architettonica bisogna imbucarsi nel cortile dell’edificio vicino, che è sempre aperto, e sbirciare dalla recinzione, le terrazze ed il giardino. Questo progetto è nato dal gruppo delle Frauenwohnen-Berlin. E’ un complesso di 24 appartamenti, con terrazze e balconi, una cucina comune per i pranzi e altre attività, e un grande giardino: tutto riservato alle donne di ogni età che sono sole. Più che un condominio è una comunità per il sostegno reciproco, un luogo di protezione dove potersi sostenere e scambiare le proprie idee, i consigli e le esperienze.

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