1 mag 2013

Le risposte della città: la bellezza di Berlino.


I limiti

(Parte 3 di 3)

I limiti possono essere pesanti e insopportabili, opprimenti. Disegnano, costringono. Oppure proteggono, aiutano, formano, identificano.
Il primo limite di Berlino che chiunque vede, entrando in città dall’aeroporto, è quello che corre lungo i binari della metro. 
  

Sono piccole case, di una stanza appena e con, tutt’ intorno, un giardino. Se le guardi di sfuggita, così come ti obbliga il treno della S-Bahn, pensi a una baraccopoli e ti dici: ”Accidenti, i tedeschi fanno bene pure le baraccopoli!” Poi fermi il pensiero, ti avvicini al finestrino e cerchi di capire. Guardi meglio. No, non sono baraccopoli…che cosa sono?


Kleingärten, ovvero piccoli giardini.

Sono una vecchia tradizione in Germania e, qui a Berlino, hanno avuto un grande sviluppo a partire dalla fine dell’800. La storia è semplice ed è comune a quella di tante altre città. Una forte crescita industriale che richiama molte persone. La costruzione di molte case popolari, piccole e buie, l’affollamento, il poco verde, la salute e, soprattutto, la povertà.


E così che sono nati: per consentire a chi era povero di produrre quello di cui aveva bisogno (invece di avere un sostegno finanziario). Sono diventati luoghi per curare la tubercolosi, e all’indomani delle due Guerre Mondiali, sono state abitazioni e luoghi di produzione agricola. 
Oggi sono orti urbani, abitazioni del week-end, laboratori o uffici privati. E’ come avere una parte dell’abitazione distaccata dalla propria casa ma qui non si può, assolutamente, risiedere. Sono terreni pubblici ma funzionano come fossero privati e, neanche a dirlo, i limiti legislativi sono ben definiti, molto rigidi e rispettati.
Si possono coltivare frutta e verdura, fiori, erbe, piante medicinali e aromatiche; ma non si possono vendere: la coltivazione del terreno non deve essere intesa come fonte di reddito.

Le dimensioni del giardino e della struttura che si può costruire, sono ben definite, sia nelle dimensioni che nell’uso.


Chiunque voglia avere assegnato un terreno deve aver ben in mente i concetti di tutela dell’ambiente, della natura e del paesaggio: sono vietati gli usi di pesticidi e di qualunque tipo di prodotto che possa contaminare la flora e la fauna. Chi è assegnatario dei Kleingärten è anche corresponsabile delle aree comuni e della comunità in genere, per cui sono gli stessi assegnatari a controllarsi.

Questi orti si incontrano anche in mezzo alla città, sono la testimonianza di vecchi limiti che ormai non esitono più. Perché negli anni, Berlino, è stata capace di abbattere e trasformare molti limiti, di assottigliarli intorno al nuovo. Da queste trasformazioni sono nati nuovi limiti che hanno consentito alla città di dare la propria forma ai desideri.
Ma quando si rischia che la nuova forma della città cancelli i desideri, allora bisogna ragionare sui limiti delle trasformazioni.

Progetto Mediaspree.


Uno dei più grandi progetti di investimento immobiliare a Berlino. Lo scopo è quello di attuare un rinnovamento urbano nelle aree intorno al fiume Spree. I piani risalgono al lontano 1990. “Una grande opportunità di rinascita per la ex Berlino est” che, tradotto, vuol dire: Speculazione. Una delle zone più preziose della città, che correva lungo il limite del Muro, è stata venduta per costruire case di lusso, hotel, centri per convegni, uffici. E anche se alcuni di questi edifici indossano le nuove “mutande” dell’efficienza energetica, non piacciano molto ai cittadini che, dopo anni, si sono ritrovati a difende con forza quel vecchio limite che il muro era riuscito a mettere alla crescita economica capitalistica, tanto più ora che quel muro racconta le memorie di due modi diversi di una città.


A pochi metri dalla riva della Mediaspree, si entra nel RAW –Tempel.
Una vecchia officina ferroviaria nata nel 1867, varie volte trasformata e in fine,subito dopo la caduta del muro, dismessa. A partire dal 1999 una organizzazione (la Friedrichshainer Kulturverein RAW-tempel e.V.),  la occupa per creare uno spazio multifunzionale.
Ho studiato architettura, ho fatto una cinquina di esami (tra progettazione  e tecnologia), in cui il tema era: “La progettazione di uno spazio multifunzionale”. Ancora non ho capito cosa dovevo progettare e come.
Qui è diverso. Non è una progettazione che viene dall’alto, non è la speculazione. Sono spazi liberi, gestiti da artisti e residenti (tanti), messi a disposizione di chiunque abbia un progetto di scambio culturale. E come ogni cosa che nasce dal basso, le radici sono solide, attecchiscono e si ramificano facilmente; oggi questo posto è frequentato da tutti: famiglie, artisti, panchettoni, turisti, passeggini, fricchettoni, ragazzini… tutti semplicemente insieme.


Ci si arrampica, si beve una birra (questo abbastanza scontato da queste parti), ci si allena sugli sc8, si frequenta la scuola circense, si balla, si realizzano opere d’arte, si fanno mostre…


Un’area limitata dalle vecchie mura, dagli edifici ritrasformati e da quelli ancora distrutti, ma illimitata da un punto di vista culturale: abbraccia tutti, indistintamente.

Berlino, oggi, ha nuovi limiti e continua a trasformarli.
Ogni trasformazione risponde ad una domanda, ogni nuovo limite ti pone una domanda che ti obbliga a rispondere.

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